San Francesco

San Francesco / Confraternita del Suffragio FanoRitenuta già nel secolo scorso opera di Gerolamo Muziano ( Brescia 1528 – Roma 1592), la tela, destinata alla cappella di San Francesco, è stata in tempi a noi più vicini accostata al nome di Ercole Orfeo Persiutti (Fano secolo XVI). Per la verità sembra sfuggire al momento ad attribuzioni convincenti: etichettata ‘Gerolamo Muziano’ essa si rivela piuttosto debole al confronto con le altre opere lasciate dal pittore bresciano nelle Marche (opere lauretane): etichettata ‘Ercole Orfeo Persiutti’ le sue qualità, specie il bel paesaggio, si palesano forse troppe elevate per poter inserire il dipinto, sia pure come un unicum, fra le poche e modestissime opere del fanese.

Il San Francesco in preghiera resta al momento un’opera cinquecentesca di discreta fattura, riferibile ad ignoto pittore dell’Italia centrale. L’artista, che si muove con disinvoltura nell’elemento naturalistico e paesaggistico, rivela invece il suo limite nella scontata convenzionalità mimico espressiva della figura, pur non conoscendo de visu, come sembra di capire, il monte della Verna, vi ambienta comunque la sua scena, fantasticando sulle risapute asperità del luogo, sulle sue capricciose conformazioni e sulle sue grotte. In un anfratto del monte, dove la roccia, aggredita da alberi e radici, è rifugio per uccelli e forma un suggestivo arco naturale, San Francesco prega inginocchiato vicino ad una sorgente, con lo sguardo volto alla luce soprannaturale che filtra dall’alto. Sono veramente singolari le luci di questo dipinto. Laggiù, in basso, nel paesaggio visto attraverso la grande apertura della roccia, una vivida luce solare illumina la bella valle fluviale che si allontana a perdita d’occhio, ricca di città e paesi, con riferimenti che parrebbero essere precisi rimandi a chiese e campanili aretini o burgensi.

Qui, sul monte dove sono collocati i ben noti edifici francescani (convento e Chiesa degli Angeli della Verna), aleggiano le ombre della notte, appena interrotte, sui muri della chiesa dai bagliori lunari. Sul Santo in preghiera e su ciò che immediatamente lo circonda batte la luce divina che irrompe tra i rami dall’alto. Forse non è fuori luogo, visto l’impegno del pittore nella resa fenomenica della natura, indovinare nell’atteggiamento del Santo, rapito dalla luce divina, l’inno di lode di tutto il creato, il Cantico delle Creature.

— testo di Guido Ugolini